…e poi chiudo ma questo è un approfondimento storico sulla Cavalcata dell’Assunta di Fermo
Come già scritto in due precedenti articoli, è necessario capire a cosa davvero è davvero la Cavalcata dell’Assunta per Fermo e per l’intera provincia a Arcidiocesi Metropolita
https://galee.eu/in-morte-della-cavalcata-dellassunta/
https://www.facebook.com/photo?fbid=10238092964336748&set=a.1083527982042
Non volendo tediare troppo con fonti primarie userò principalmente due testi facilmente reperibili da tutti entrambi editi da Andrea Livi Editore in tempi non sospetti 2005 per AA.VV. “Giochi Tornei e Sport- dal medioevo all’età contemporanea” e l’altro del 2011 dell’ing. Filippo Andrenacci “La Festa di s. Maria a Fermo- dal medioevo ai nostri giorni”


Quando ho iniziato ad entrare in contrada nel 1993 al vertice vi era un comitato di ricercatori e storici guidati dallo stesso sindaco Fabrizio Emiliani con due nomi “pesantissimi” per la ricerca storica Gabriele Nepi e Lucio Tomei. Nepi era fra i due un miglior comunicatore mentre Tomei ha scritto della saggistica così importante che è indiscutibilmente nel novero dei grandi storici da studiare come ad esempio Avarucci e/o Pacini e/o Paoli e motli altri non citabili qui. Ovviamente per parlare di papere bisogna parlare di stagno… leggetevi il codice 1030 di Fermo il Liber Iurum
Premessa: mentre di Lucio Tomei, che ricordo con estremo affetto quando riusciva ad annoiare anche me nelle conferenze abituato a lezioni noiose e ottocentesche di archeologia, i testi sono saggistica puntale di ricercatore competente, dell’ing. Andrenacci che conosco da quando frequentavo le elementari con la figlia si deve elogiare il rigoroso apparato delle fonti, ma essere un po’ più attenti con le conclusioni, in quanto elabora tutti i dati insieme da ottimo ingegnere senza dividere secoli ed eventi che li scaturiscono. Entrambe ottime fonti secondarie.
Partiamo senza teme di smentita.
Il corteo per come lo facciamo noi è sbagliato.
Non parlo solo del 15 agosto che è stato accorciato ma tutta la struttura del corteo.
Sembra una bomba atomica ma non lo è, lo sanno tutti. La Cavalcata dell’Assunta però NON è una RICOSTRUZIONE storica che deve attenersi minuziosamente alle fonti, ma una RI Evocazione storica.
Quando mi chiamano in mezza Italia a parlare di rievocazioni storiche, una addirittura al tavolo degli “Stati Generali delle rievocazioni storiche” che feci per conto della casa editrice Il Cerchio di Rimini presso il Festival del Medioevo a Gubbio, dissi e riaffermo: “Esistono 3 livelli. La ricostruzione storica, dove sono necessarie le fonti esatte, il luogo esatto o almeno il contesto esatto dove svolgere l’evento, e la più attenta filologia a ogni singolo dettaglio. Spesso queste ricostruzioni sono fatte da laureati in archeologia e insenanti di professione e all’interno riescono a dare lezioni tecniche molto puntuali di archeologia sperimentale. Ed è il livello più alto.
L’ultimo livello è la festa medievale. Spesso una sagra di paese, che ha una serie di giochi tradizionali che per darsi dignità si appellano a un documento, a un dipinto, a un edificio monumentale del proprio paese e indossano abiti di sartoria teatrale spesso inesatti che si adoperano per stare insieme in un clima di festa goliardica.
In mezzo ci sono le rievocazioni storiche. Già il nome è “parlante”. ri-EVOCARE “
[dal lat. evocare, propr. «chiamare fuori», comp. di e vocare «chiamare»] descrivere o narrare non per rappresentazione diretta, ma per suggestione della memoria, in tono fra lirico e idillico
Quindi parliamo di narrazione. La narrazione può (a mio avviso DEVE) essere reale, ma non necessariamente esserlo.
Ora c’è chi deve fare appello a un’unica pergamena per avere la scusa della sua Ri-evocazione, chi a un finto documento ottocentesco con finta grafia trecentesca, chi ha solo un dipinto. Cos’ha la Città di Fermo, città-stato per secoli?
Lo faccio dire a Lucio Tomei dal suo articolo: “Il palio dei corsieri per la festa dell’Assunta di Fermo” nel libro già citato:
“La festa religiosa dell’Assunta di Fermo ha origini molto remote; essa risaòe senz’altro al periodo tardo antico, almeno da quando, nel V secolo, venne eretta a Fermo la prima Cattedrale dedicata alla Vergine.”
Cioè capite. In soldoni 15 secoli, 1500 anni di festività religiosa.
Nel codice 1030 vediamo la formula notarile per la richiesta dei canoni dovuti già dal 998 (no 1998) siamo prima del famoso anno 1000 che tanto ci ha fatto disperare alle elementari. Seguono svariate menzioni oltre venti a memoria.
La testimonianza del 1 documento dove si evince le offerte dei palii e delle cere dei castelli alla chiesa cattedrale è del 1199 (fa riferimento a un documento precedente del 1182 quindi questa è la data più tarda ma non abbiamo ancora riscontro di quanto prima fosse).
Ma allora quando si parla di gare?
Questa risposta è scabrosa in realtà La stragrande materiale dei documenti antichi è andata perduta in due incendi intenzionali e altre vicissitudini degli archivi antichi, però in generale possiamo dire che dei giochi vi erano sicuramente durante la stesura degli Statuti riformati del 1382-83. Se però vogliamo essere pignoli come fonte più antica è del 1446.
La straordinarietà della festa nella sua ordinarietà consuetudinale è alla base di tre principi di tutte le feste “nazionali”: l’affermazione del potere civile, la concessione che viene data al potere civile dall’autorità ecclesiale in quanto tutto proviene da Dio e per ultima, solo per ultimo il principio latino Panem et circenses.
Immaginatevi dai 60 ai 120 castelli (in base al secolo e alle situazioni geopolitiche e demografiche) che in processione portavano i loro doni alla Madonna Assunta in cielo dove affermavano la loro sudditanza alla chiesa di Fermo e di conseguenza alla città stato. Uno stato che dall’Adriatico ai Sibillini dal Potenza al Tronto controllava l’equivalente di quasi tre province moderne.
Curiosità: la chiesa della piazza alta di Sarnano e quella delle scalette di Poggio s. Giuliano (Macerata) portano il titolo di s. maria Assunta proprio per onorare la patrona del loro vescovo di allora. In entrambi i casi un portale gotico in pietra d’Istria e scalpellato minuziosamente da artigiani franconi meravilioso.
Fra l’altro vi scrivo dalla maestosa e meravigliosa fortificazione per secoli fermana di Acquaviva Picena dove campeggia il vero stemma di Fermo

Non cito per nulla le fonti del XVI in poi non ci interessano. Quindi ci rimangono ben poche cartucce da sparare.
Allora perchè è così sbagliato il corteo?
La prima cosa è che… le contrade non sappiamo dove metterle. Mi spiego. Mancando proprio le fonti dove le contrade sono state fondamentali per la storia di Fermo noi siamo molto poco delle contrade. Sappiamo molti nomi, ambasciatori, delegati, anche molti artieri, famiglie nobili e loro residenze. Sappiamo la funzione politica e amministrativa dei priori, ma non sappiamo davvero molto sulle contrade. Dai colori agli stemmi, alla funzione sociale reale.
Ad esempio sappiamo che sono le corporazioni a votare i rappresentanti che poi voteranno in un circolo ristretto di nobili i 6 rappresentanti di ogni contrada che per 2 mesi a testa reggeranno le sorti dello stato. Praticamente questo.
Quindi già le contrade non figurano (non nei documenti che abbiamo) di certo i priori non sfilano perché in conclave) e poi erano vestiti di rosa non di nero. Ho già smontato un terzo del corteo. Bisognerebbe potenziare le arti e le casate nobili, e in teoria azzerando le donne in corteo.
Tutto questo è utopico. Per questo dico che non è poi così importante. Il punto nevralgico è l’appartenenza alla realtà “contrada” a quella piccola Patria dove ci si riconosce, si fatica e si festeggia e si piange insieme. NON SI ESCLUDE, SI ACCOGLIE. Ci si appartiene a vicenda, e chi guarda aspira a sfilare e chi sfila è orgoglioso di appartenere. Un gioco a rialzo, una spirale positiva
Senza dimenticare di ri-evocare.
Le rievocazioni si poggiano su 3 pilastri: la goliardia (alla base come nella festa storica già descritta), l’aspetto ludico (come le varie gare fra le contrade compresa la corsa al palio), e l’aspetto culturale (senza il quale decade il contesto). Nessuna delle tre però si regge se non c’è il collante unico, il basamento che le tiene strette e unite che le amalgama e le rende salde e forti: la fede. Non una fede tiepida e di circostanza, una fede di popolo che tutto muove, compresa la volontà di festeggiare per 15 giorni da 15 secoli. (spoiler nel passato era un mese intero di festeggiamenti).
Allora perchè è così grave il restringimento della sfilata del 15 agosto?
Aspetto storiografico:
Ho letto dei post in cui si afferma tutto e il suo contrario. Che la processione del 14 non esisteva, che invece storicamente era tutto la mattina, che era la s. Messa solenne la parte più importante.
Come sempre con la storia ci si prende a cappellate come con i passeri.. E’ tutto più complesso e più semplice.
Siete mai andati a una festa religiosa solenne vera? Dalla sera circa alle 17 (i vespri) della sera prima fino ai secondi vespri del giorno esatto del santo ci sono s. Messe a non finire. Ancora oggi alla festa di s. Giuseppe a alla chiesa di s. Lorenzo dei cappuccini di Fermo si celebrano 2 s. Messe il 18 marzo e almeno 5 il 19 marzo. Ecco immaginatevi una città stato, con una fiera senza dazi, che accoglieva dalle 60 alle 120 delegazioni dei suoi castelli, che aveva in ogni piazza un gioco, in ongi via decine di mercanti, in ongi chiesa un s. Messa e ogni giorno la disputa di più di una gara. Il tutto per un mese. Quante messe c’erano?
Quello di cui ci parlano le fonti era un continuo giubilo e un continuo offrire doni ai canonici della Cattedrali. Ora visto che noi facciamo riferimento più spesso alla pagina miniata nel Messale de Firmonibus ci atteniamo al piano. La processione era la sera del 14…. (allora è giusto che fortuna). Beh il prof. Temperini e Tomei quasi la imposero e fu accolta dall’allora regista Nardoni, io mi opposi, non perchè fosse sbagliato il serale, ma perchè si scelse il 1446 come data di riferimento non distinguendoci dalle mille rievocazioni in giro. Io chiedevo di farla del 1182… pazienza.
Ora, rullo di tamburi (napoleonici mi raccomando).
La corsa dei cavalli si svolgeva “dopo abbondante colazione offerta per obbligo dai castelli accomandati a sovraintendere, si correva fra le 9 e le 10 del mattino del 15 agosto”.
Senza ulteriori sfilate.
Ma allora hanno ragione a togliere la sfilata?
Dipende. Si ottempera alla solennità religiosa il 14? A mio avviso no. Prima proprio no,
Torniamo alla definizioe di ri-evocazione. E’ una narrazione. Quindi, prendi me che conosco due cose di storia, mi arrabbio che non mi stai narrando nulla. Prendi chi non sa nulla, si arrabbia in quanto non gli viene narrato nulla o peggio qualcosa di inesatto e addirittura sbagliato. A chi è delle contrade e/o conosce il minimo salariale? Si narra che l’unica cosa storica è la corsa di cavalli.
L’accusa principale dei sostenitori del “togliere” è: “ma tanto non c’è nessuno”, beh ci sono quelli che pagano e vogliono che gli sia narrata una storia all’associazione e al comune l’obbligo di istruire a più persone possibili.
Stupirà ma nello statuto dell’Associazione NON SI PARLA MINIMAMENTE DI CORSA DI CAVALLI. Giustamente direi In 27 articoli NESSUNO ENUNCIA LA CORSA DEI CAVALLI. In uno si istitutisce il “gruppo corsa” basta. Due stralci di statuto:
Essa sovrintende e promuove la rievocazione storica religiosa delle onoranze e dei giochi che, secondo gli Statuti Civici, venivano compiuti in Fermo sin dall’A.D. 1182 nella ricorrenza della festività della Santa Patrona Maria Assunta in Cielo.
A tale scopo l’Associazione si adopera, in accordo con l’Amministrazione Comunale di Fermo, per promuovere annualmente la rievocazione storico – religiosa coinvolgendo la cittadinanza.
L’Associazione si adopera, altresì, per valorizzare al massimo realtà e contributi delle dieci Contrade fermane e quanto altro possa permettere il raggiungimento dello scopo dell’associazione.
Allora la corsa era la competizione più importante?
“Ma vatte via vruttu marguttu” questa espressione è ciò che ci rimane della manifestasione soppressa dal regime di terrore francese-napoleonico e francese-unitario era la giostra al Saraceno, la quintana. Con regolamenti arrivati fino a noi bellissimi. Poi i ludus tauri, o tauromachie insomma la corrida (non quella di Corrado). Poi insieme alla corsa della spada (come quella di Camerino) c’era la corsa al Palio. Bene ha fatto il neo regista a citare via maris, magari si rivalutasse quella porzione di città devastata da lavori improbi e cancellazione della popolazione anche religiosa.
Insomma stai dicendo che stiamo rievocando male?
Si, e lo stiamo facendo dando ancor più immanenza (orizzontalità) alla manifestazione, così facendo ci declasseremo a festa medievale in breve tempo perchè ci serviranno sempre più soldi per sostenere la corsa di cavalli che costerà sempre di più.
Ricordiamoci la narrazione che è fondamentale soprattutto nelle giornate a più alta affluenza educare è un obbligo di statuto, oltre che un dovere civile e morale.
Poi c’è l’elefante nella stanza.
Nessuno neanche alla conferenza stampa ha evidenziato il vero problema. I cavalli (giustamente) non possono correre oltre alle 20. E quindi le partenze false delle 2 batterie spostano sempre a ridosso delle 20 la finale (ricordo il minimo 1 ora di pausa per far recuperare i cavalli della 2 batteria). Tutto torna a un problema logistico che va affrontato in maniera logistica non annichilendo la manifestazione e andando contro lo statuto.
Quindi ?
1 Non si può trattare un problema logistico distruggendo la sacralità
2 non si può a farlo a 40 giorni dalla manifestazione con decisione preso in inverno (vd parte 2)
3 tornare indietro è sintomo d’intelligenza
Ultimo punto l’immagine della città lesa senza tema di smentita. L’ho già scritto nella parte 2 ma ve lo spiego meglio.
Durante l’austera regia di Adolfo Leoni tutti gli anni la Cavalcata dell’Assunta ha avuto un servizio sul tg3 nazioanle. Che narrazione diamo il 15 agosto? Di una corsa di cavalli senza contenuto? Siamo certi che poi gli animalisti non abbiano ragione?
A parere di Lucio Tomei “…si può parlare di decadenza solo a partire dal XIX secolo perché prima l’anticlericalismo e poi la laicizzazione della cultura hanno coinvolto tutta la ritualità religiosa, e le festività dei santi si sono deteriorate gradualmente e si sono via via svuotate a tal punto del loro senso originario da diventare delle sagre paesane o poco più”
Ecco noi siamo a questo punto. Non ad altri ma a noi spetta prendere in mano le redini della manifestazione dei suoi 15 secoli di religiosità e dei sui 9 secoli di festa. Dove la Cavalcata e non il Palio è la protagonista, dove la Madonna Assunta in cielo è la patrona e non la gara.
Chiudo con uno dei miei autori preferiti J.R.R. Tolkien che mette in bocca a Gandalf una frase educativa per Frodo durante la traversata a Moria parlando di Gollum: “Ma non spetta a loro decidere. Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare con il tempo che ci è dato”
Emanuele Luciani senza paura di metterci la faccia
NON NOBIS DOMINE SED NOMINE TUO DA GLORIAM
https://www.youtube.com/watch?v=AToJVplVDbY&list=RDAToJVplVDbY&index=1