Mezzanotte, catafratto dell’imperatore persiano

Shabdiz, che in lingua persina antica significa Mezzanotte, fu il cavallo preferito dall'imperatore Cosroe II Un nuovo articolo per la rubrica "Cavalli che hanno fatto la storia"

Shabdiz, che in persiano antico significa Mezzanotte, fu lo stallone completamente nero dell’Imperatore Sasanide Cosroe II (570-628)

La dinastia Sasanide, succede nel 224 dC quella Arsacide con tre rapide battaglie. Al suo apogeo confinava con l’India, commerciava con la dinastia Tang (Cina), aveva il controllo della costa della penisola arabica, l’Arabia Felix romana, fino al Libano, Palestina ed Egitto. Intorno al 590 divenne Imperatore, o meglio Scià, Cosroe II.

Cosroe II prese in sposa Maria, figlia dell’Imperatore bizantino Maurizio. La conobbe alla corte di Costantinopoli quando fu costretto a scappare dalla Persia per un golpe militare alla morte del padre. L’imperatore Maurizio prese al volo l’opportunità di avere la pace su un confine che da oltre un millennio era fortemente instabile, dato che in Europa imperversavano i Goti. Riportato al trono Cosroe, Maria fu involontariamente protagonista di una delle più belle storie d’amore pervenutaci fino ad oggi fra Cosroe e Shirin, una donna d’Armenia.

Nazami riscrive un’epopea amorosa chiamata Khosrow e Shirin nel XII secolo, meravigliosamente attuale nella sua semplicità ritmica, con figure retoriche che innovative e ancora oggi suggestive. In questo libro appare Mezzanotte, Shabdiz, il nero cavallo.

Prima di andare dallo stallone sentiamo Evagrio, noto storico e teologo bizantino che riporta una lettera pervenutagli dal Cosroe II:

“E siccome Shirin è una Cristiana e io un Pagano, le nostre leggi non consentono a noi la libertà di avere una moglie cristiana. Così, considerando la mia gratitudine per te, per questa ragione io ignorai la legge, e presi e prendo giorno dopo giorno ella tra le mie mogli come mia legittima, e pertanto mi sono deciso a implorare la tua benedizione affinché possa concepire nel suo grembo.” EVAGRIO

Arriviamo ora a punto. Shapur II (Sapore II) riformò l’esercito adottando una cavalleria ancor più pesante e maggiormente efficiente. Queste unità montate indossavano armature di spesse placche di ferro che ricoprivano l’intero corpo. Ciò le rendeva assai simili a statue di ferro che si muovevano. Alcuni cavalieri erano armati di lancia e altri di spada o mazza.

[Sapore] fece in modo anche che la sua cavalleria risultasse invulnerabile. […] Il risultato fu che ogni uomo risultava coperto da una maglia di metallo, dalla testa fino alla punta dei piedi, mentre i cavalli dalla criniera alla punta degli zoccoli, lasciando liberi solo dei piccoli spazi per gli occhi e per respirare. Erano perciò chiamati, “uomini di bronzo”, nome più appropriato di quelli descritti da Erodoto Questi cavalieri dovevano essere in grado di comandare i cavalli, non con le briglie, ma con la sola voce; possedevano una lancia che doveva essere tenuta con due mani, e l’unica considerazione che potevano fare era quella che dovevano gettarsi sul nemico senza pensare alle conseguenze della loro azione, affidandosi alla protezione del loro corpo grazie alle maglie di ferro.» LIBANIO

Shadbiz però non era uno stallone ad uso dei catafratti, anche se allevato per esserlo, ma “il cavallo più veloce del mondo” come ll’imperatore stesso lo definirà. Amava così tanto Mezzanotte da addestrarlo ad ogni suo comando, tanto che, quando finalmente Shirin, libera dal matrimonio precedente, prima andò in Armenia e trasportò la futura imperatrice a corte e poi gli venne ordinato di pettinare la giovane sposa per la cerimonia. Eh sì avete letto bene, fu Shadbiz ad acconciare i capelli Shirin.

Shabdiz, morì nel pieno di una notte, e, come un presagio, questa notizia fu portata all’imperatore dal più famoso cantastorie persiano, Barbad. Che per comunicare la notizia, potenzialmente mortale anche per lui, (Corsoe aveva infatti dichiarato pochi giorni prima: “Chiunque porti la notizia della morte di Shabdiz, sarà giustiziato!”) inventò una nuova ballata al momento che divenne celebre nei secoli seguenti.

Al termine del poema cantato l’imperatore chiese “Perchè? Shbdiz è morto?” e Barbad rispose “Scià è così”… ed ebbe salva la vita e il suo nome risuona ancora oggi.

Emanuele Luciani

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