Marche Sante: s. Vissia da Fermo

s. Vissia co-patrona di Fermo una storia misteriosa dai risvolti contemporanei

Sin da piccolo ho avuto amiche col nome di Vissia, mi hanno sempre incuriosito, soprattutto perchè, lontani da Fermo, questo nome sembrava sparire. Crescendo scopro che anche il colle che tutti chiamano la “Montagnola”, si tratta in realtà del “Vissiano”… e ancora adolescente la curiosità si trasforma in ricerca.

Curiosità: il nome Vissia significa- colei che ha avuto una visione

Già prima dei 16 anni ero avvezzo frequentare la Biblioteca Civica R. Spezioli di Fermo, ma trovai un ostacolo insormontabile, le notizie di Vissia erano davvero minime. Soltanto tre righe, tre di numero sulla Guida di Fermo scritta dallo storico Nepi. Cosa fare? Il bibliotecario, il buon Antonio Zappalà, anche sapendo che stavo marinando la scuola, mi indica l’Archivio Diocesano come ambiente idoneo alla mia ricerca.

Il regno incontrastato dell’eminente Mons. Germano Liberati, un fervente presbitero e ricercatore, la storia locale gli deve molto. Sinceramente mi mise suggestione, il suo sapere era profondo. Mi diede un libercolo e un tomo in latino con su scritto “Martyrologium romanum”..ed iniziò l’avventura.

da vidas santas blogspot

Gaio Messio Quinto Traiano Decio, per tutti soltanto Decio, fu un imperatore romano del III secolo d.C. nato nell’attuale Serbia nel 201 e morto in Bulgaria nel 251 nella battaglia di Abrittus contro i Goti, popolo germanico. Salì al trono dopo la morte dell’imperatore Filippo detto l’Arabo nel 249, il suo impero fu quindi di soli due anni. Dopo la sua acclamazione a imperatore da parte degli eserciti, iniziò sin da subito una caccia ai culti non imperiali. Nel 250 contemporaneamente fece arrestare e giustiziare papa Fabiano e proclamò un editto per cui tutti i cittadini dell’impero dovevano officiare un sacrificio pubblico e che, nel caso di astensione, si dovesse procedere all’arresto per “empietà”.

da wikipedia

In molti abiurarono la religione cristiana, tollerati dai vescovi che capivano le forti pressioni e soprattutto le torture e la morte. Migliaia i martiri di questo periodo. Fra le quali appunto s. Vissia.

Ma chi era?

In realtà poco sappiamo. Il Martirologio romano redatto dai cardinali Sirleto e Baronio nel XVI secolo elenca una lista di nomi di antichissimo culto a Fermo: “VISSIA, SOFIA, PALAZIA, LORENZA”, facendo ricadere la memoria di Vissia al 12 Aprile. Mentre una tradizione locale molto più antica, la indica al 30 aprile insieme all’altra martire s. Sofia di Fermo.

Probabilmente fu un’aristocratica che rifiutò l’apostasia, cioè non rinnegò Cristo e per questo venne decapitata. Il punto della difformità della data consegnata al Martirologio romano non è secondaria come può sembrare. Infatti ciò determina una mancanza di accuratezza che si somma a una fonte parallela della vicina e suffraganea diocesi di Ascoli Piceno.

Dalla “Vita di s. Emidio” vescovo di Ascoli Piceno troviamo infatti scritto:

” Venuta a conoscenza delle qualità miracolose ed esorciste del vescovo ascolano Emidio, la nobile Vissia di Fermo chiese aiuto al presule per risolvere un problema legato all’ignoranza e timori dei suoi lavoranti.
Lei possedeva un bosco considerato luogo nefando e per tal motivo evitato da cacciatori e contadini ma frequentato da briganti e negromanti.
Invitato dalla pia donna, Emidio partì da Ascoli e si recò nel bosco ove si erigeva un piccolo tempio dedicato al nume Apollo.
Con l’aiuto di Dio e dalla sua potenza, Emidio, con un semplice gesto della sua mano, fece crollare quell’empia struttura scacciandone i fantasmi dalla mente di coloro che l’avevano seguito.
A seguito di questo miracolo i pagani abbracciarono il credo di Dio e chiesero di poter essere battezzati.
Poichè non c’era acqua, Emidio toccò una roccia facendo sgorgare una sorgente zampillante con cui battezzò i presenti.
Successivamente, saputa della condanna a morte del Santo, Vissia giunse in Ascoli per assistere alla decapitazione del vescovo ascolano.
A sentenza eseguita lei stessa ne ricompose il corpo e ne raccolse il sangue in tre fiale.
Qualche mese più tardi Vissia venne decapitata perchè cristiana”. 

Sarebbe una fonte autorevole, se non fosse che s. Emidio muore nel 303 (o 309 gli storici stanno ancora dibattendo) mentre come abbiamo visto Decio muore nel 251. Ora ci sono due possibilità, o s. Vissia non è stata in contatto con s. Emidio oppure và post datato il suo martirio di almeno 50 anni. Sinceramente propendo più per questa ipotesi. In fondo quando i cardinali Sirleto e Baronio stavano stilando questo lunghissimo elenco di nomi, fecero arrivare le notizie dalle varie diocesi. I membri della curia presero le prime notizie e spedirono tutto a Roma senza un’accurata indagine. Inoltre l’archivio storico della città di Fermo fu incendiato dalle truppe di Federico I Barbarossa nel 1176 e molte fonti andarono perse per sempre.

Curiosità: Il bosco di cui parla il testo è proprio sul colle Vissiano e il tempio abbattuto dal vescovo Emidio è oggi all’interno di una villa che fino al XIX secolo era uno Spedale per pellegrini di pertinenza di una potente abbazia benedettina: s. Maria jacobi ultra tinnam (s. Maria madre di Giacomo presso il fiume Tenna)

Cosa sappiamo quindi davvero:

  1. Nella diocesi di Fermo c’è un culto antichissimo dedicato a s. Vissia
  2. Le reliquie sia delle ossa del cranio che di altri resti, sono conservati presso la Cattedrale della Arcidiocesi di Fermo: s. Maria Assunta in Cielo e ivi custodite con cura
  3. le date del martirologio romano non collimano con le altre date delle fonti parallele ma non negano la sua esistenza anzi la certificano.

Tre i principali reliquiari: uno in ebano custodito nella cripta, un altro custodito sempre nella cripta che conserva il cranio di s. Vissia e s. Sofia e infine nel 2011 S.E. Mons. Conti durante la s. Messa Crismale insieme al maestro cerimoniere Mons. Osvaldo Riccobelli dedicano l’altare maggiore consacrandolo con le reliquie di s. Vissia, co-patrona di Fermo da tempo immemore.

Emanuele Luciani

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