Marche “Sante”: San Marcellino di Ancona Vescovo

Una nuova rubrica dedicata ai santi marchigiani
s. Marcellino di Ancona

Il 9 Gennaio ricorre la memora di s. Marcellino Vescovo di Ancona, il primo fra i santi marchigiani nei calendari liturgici

Una nuova rubrica, “Le Marche sante”, un altro punto di vista di raccontare la nostra bella terra. D’estate non ho avuto modo di alimentare il blog ma in questi mesi invernali farò del mio meglio arricchendo tutte le rubriche. Inizio con un santo anconetano, il primo ad affacciarsi nel calendario: s. Marcellino di Ancona

Inizio con un dubbio. La storiografia è scarna di fonti coeve, ma tutte sono concordi nel dire VI secolo. Considerando che nel 500 era vescovo di Ancona Trasone (un nome che a noi sembra cacofonico ma molto in voga in quei secoli) e nel 589 era già vescovo Tomiaso, possiamo dire con certezza che i decenni delle guerre gotiche videro Marcellino come abitante, presbitero e vescovo.

Le guerre greco-gotiche si combatterono fra i Goti e l’Impero Romano d’Oriente (nel libro edito con Giaconi Editore “Il mio taccuino: Marche dalla Vigna alla Tavola” troverete alcuni passaggi) e sono da considerarsi il punto più basso della demografia della penisola italica e anche della qualità della vita. La necrofilia (mangiare i morti) era una pratica ahimè consolidata.

I Goti, un’antica federazione di tribù germaniche conosciute dai romani a molti secoli, vennero unificate sotto la corona di Teodorico il grande. Alla sua morte si scatenarono le guerre dinastiche per la successione. Il campo di battaglia fu proprio la nostra terra. Il Piceno futeatro di scontri così come le città di mare di Fermo e Ancona. Ancona resistette agli assedi del 535 e del 551.

Questo è il contesto del vescovo Marcellino. Il ricordo che fa di lui un eroe e un santo è per aver domato un incendio che stava distruggendo Ancona, con l’umiltà della sua preghiera al Signore.

«Vir vitae venerabili Marcellinus fuit» cosi s. Gregorio Magno il papa descrive s. Marcellino nei suoi celebri “Dialoghi”, Marcellino fu un uomo degno di ogni venerazione

NB s. Gregorio Magno usa questa stessa locuzione per definire la santità del celeberrimo abate, Benedetto da Norcia.

Fu chiamato per domare le fiamme mentre recitava i Salmi. La sua devozione gli impose di non smettere e ancora in preghiera col salterio in mano, invocò l’aiuto del Signore, e con lui la cittadinanza. In mano reggeva ancora il libro liturgico, tanto che a contatto con le fiamme si annerì. Il testo consunto rimase nel sarcofago del pastore fedele al suo popolo e a Dio per lunghi secoli.

Nel 1910 ci fu un’ispezione della tomba del Vescovo dove trovarono il libro consunto e deperito. I restauratori ne ricavarono comunque molte pergamene, fra le quali i sinottici (i Vangeli di Marco, Matteo e Luca) e qualche stralcio di Salmi. Non esistono prove per NON credere che sia lo stesso libro dell’evento.

Diaspro. foto wikipedia

Attualmente le spoglie di San Marcellino sono conservate in un’urna in diaspro tenero di Sicilia. Una pietra dall’alto valore simbolico per la cristianità tanto che, nell’Apocalisse scritta dall’evangelista Giovanni, scrive a riguardo della città santa di Gerusalemme: “Il suo splendore è simile a quello di una pietra preziosissima, come pietra di diaspro cristallino” (Ap., 21,11). Oggi è collocata nella Cripta dei Protettori nella splendida cattedrale di s. Ciriaco.

Non ci resta che festeggiare questo primo santo marchigiano, ci vediamo in Cattedrale!

Emanuele Luciani

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