Temo i Dànai anche quando portano doni

Il 2020 ci ha insegnato molto, le difficoltà che abbiamo incontrato avranno ripercussioni a lungo termine. Questo però ci sprona a lavorare sempre più anche nella promozione dell'Ippovia del Tenna. Qui un "cavallo" che ci può aprire le porte anche delle città più ostiche.

La guerra sotto le mura di Troia duravano da dieci lunghi anni, causando morte e distruzione per entrambe le fazioni in lotta.

Omero, il vecchio aedo che per primo mise per iscritto gli antichi poemi, ci ricorda l’epicità della lotta e l’onore delle armi. Atti eroici dall’una e dall’altra parte, divinità schierate in battaglia, anche quando Zeus negò ogni coinvolgimento. Lutti a non finire.

A fasi alterne sembrava che vincessero gli uni e gli altri. Greci e Troiani, alleati dell’uno e dell’altro schieramento vennero fiaccati da questo immane scontro bellico. Poi, di necessità virtù.

I Troiani, famosi allevatori di cavalli, avevano come alleato Poseidone, re del mare il cui simbolo per eccellenza era proprio un equino (probabilmente da un retaggio molto più antico quando era ancora una divinità terrestre e il mondo degli dei era ancora giovane e in mare governava Nereo). Lo stesso Omero descrive così Poseidone: “scuotitore della terra e delle lande marine, dio dei profondi abissi che è anche signore del Monte Elicona e dell’ampia Aigai e ricorda anche la sua doppia natura di dio dell’Olimpo: domatore di cavalli e salvatore di navi”.

Troiani e divinità dominatrici di cavalli. Dura per i greci che della fanteria pesante oplitica avevano fatto il nerbo dell’esercito sconfiggerli. Lo sforzo bellico però era troppo e anche in Patria avevano bisogno degli uomini e dei nobili. Stavano per cedere al disonore e partire con la coda fra le zampe, quando, un colpo di genio li salvò.

Odisseo chiamato anche Ulisse, descritto come “l’astuto” o “lo scaltro” e ancora “il furbo” oltre ad essere un abile guerriero come lo si descrive nel canto X, ha un’idea che cambierà le sorti della guerra.

Ares, dio della guerra o meglio della hybris guerriera quindi del furore bellico era con i Troiani, ma Atena, patrona di Ulisse e dea della Sapienza e della strategia di battaglia aiutò i greci attraverso Odisseo.

In una notte smontarono totalmente il campo di battaglia, si imbarcarono sulle navi ancora buone per la navigazione dopo gli scontri che ne distrussero molte, e sparirono, lasciando in quel deserto di resti un enorme cavallo ligneo.

Il giorno dopo, stupiti da un insolito silenzio e dall’assenza del nemico che ha infestato la loro terra per dieci anni, nobili ed esercito si recano al campo, stupendosi del miracolo. “hanno lasciato un enorme cavallo” gridava qualcuno “è un segno della nostra potenza” rispondeva un altro “no, è un dono per ingraziarsi Poseidone nel ritorno in patria” si sentenziò alla fine.

Così portarono questo dono dentro alle mura della città, anche se rimbrottati dal vetusto Lacoonte. I troiani si diedero ai festeggiamenti, e il vino correva a fiumi. La notte scese. Con essa, silenziosi 30 valorosi guerrieri, guidati da Odisseo, scesero dal ventre del cavallo dove erano stipati e nascosti in angusti spazi. Aprirono le porte della città al resto dell’esercito, che nel frattempo si era nascosto alla visuale di Troia dietro isole prospicenti. Troia cadde. La strage fu enorme. La fuga di Enea permise di fondare Roma.

Così Virgilio ci narra la fine di Troia nell’Eneide. Un nobile guerriero con Anchise, il suo vecchio padre sulle spalle, e suo figlio Ascanio sulle braccia. Il passato ancestrale, il futuro incerto e il presente da vivere nella sua realtà, Qualunque essa sia.

Emanuele Luciani

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